23Gennaio2018

I Messaggi Natalizi del card. E. Menichelli e del Presidente F. M. Boscia

 S. EMIN . CARD. EDOARDO MENICHELLI

Tra il contemplare e l’accogliere…

 

  1. Ci è fatto dono ancora una volta di soffermarci davanti al mistero che da più di duemila anni  ci interroga, ci meraviglia, ci sollecita spiritualmente.

    Il mistero lo conosciamo: il Figlio di Dio eterno come il Padre e lo Spirito Santo, ha preso dimora dentro la storia degli uomini per restituire al Padre, santificandogli nello Spirito, i figli che si erano allontanati dalla paternità divina.

    In Gesù nato da Maria Vergine l’umanità è redenta, perdonata, santificata.Giovanni riassume il tutto nel primo capitolo del suo Vangelo v. 14, con una espressione lapidaria: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

    Il farsi carne o l’assumere la nostra stessa carne, fragile e orientata alla morte, ha rappresentato per Gesù il prezzo d’amore e il riscatto dell’umanità peccatrice: tutto è suo dono e tutto di Lui interpella la nostra libertà.

     

     

    L’uomo è chiamato ad allearsi con Dio, ad accogliere il Suo progetto di misericordia e di salvezza, collaborando con Dio Padre, in Gesù Cristo, per la “restaurazione” della dignità e della santità originaria.

    Questo è il mistero che ha cambiato l’orientamento dell’umanità e che si fa luce e speranza dentro il mistero di iniquità di cui l’umanità è piena.

    Nel Bambino di Betlemme è iniziato il combattimento che ogni uomo e ogni donna sperimenta nella propria vita e che contraddistingue il popolo della fedeltà a Dio e il popolo che nella libertà si colloca contro la misericordia di Dio.Il Natale è come una sorta di spartiacque: a tutti viene dato un dono e a tutti è richiesta una risposta al progetto di salvezza pensato e realizzato in Gesù Cristo.Una domanda:  ho maturato in me  la decisione di fedeltà alla misericordia di Dio.

    Sempre nel capitolo primo del Suo Vangelo al vv. 5, 10  e 11  ha tre espressioni che sconvolgono: “ma le tenebre non l’hanno accolta (la luce) – Egli era nel mondo…. eppure il mondo non lo riconobbe – venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”     In questi tre versetti del  è riassunta tutta l’agonia dell’umanità, quel misterioso combattimento del quale ognuno ne sperimenta la bellezza e ne assapora la drammaticità.     C’è un’inquietudine profonda nel cuore umano, quasi un drammatico gioco che fa sperimentare “il rischio” di affidarsi a Dio. E’ come se l’umanità avesse paura dell’amore di Dio e tutto questo in nome di una libertà che la fa lontana da Dio e che la stabilisce dentro la paura di essere libera.     La vera libertà sta nell’amore. Lo dice sempre l’Evangelista Giovanni: “come puoi dire di amare Dio che non vedi, se non ami il fratello che vedi?”.     Qui una seconda domanda: la misura della fraternità sta in quel Bambino di Betlemme che tutti ama  e tutti salva ed educa ad una storia di perdono.

     “ A quanti  però lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio….perchè da Dio sono stati generati” (Gv.c.1,vv.12,13).      Il Bambino di Betlemme nel suo peregrinare tra la Galilea, la Giudea e la Samaria più volte ai suoi discepoli diceva “sono venuto a portarvi al vita” e vi rivelo il volto misericordioso del Padre.     Qui è tutta la novità del Vangelo di Gesù Cristo: “Ridare speranza all’umanità, convocandola attorno alla Sua persona e orientandola verso l’amore di Dio.     Come è solenne quel “ha dato potere di diventare figli di Dio” solenne perché è la misura del suo amore; solenne perché rende possibile il riscatto dell’umanità; solenne perché rende l’umanità degna di Dio.     Una terza domanda: “come vivo, in Gesù Cristo la mia figliolanza con Dio?”   

 

 *****   

 Con l’augurio cordiale per tutti, invito ogni iscritto all’AMCI

a gustare la bellezza del Natale e a celebrarlo nella propria vita.  

                                                                            

                                               Edoardo Card. Menichelli

                                          Assistente Nazionale AMCI

 

 


 

 

PROF. FILIPPO MARIA  BOSCIA

 

IL NATALE…   LA NASCITA…

 Il Natale, ricorrenza che da più di 2000 anni celebra la nascita di nostro Signore Gesù, ci ripropone con forza il tema della famiglia, vera protagonista di un dialogo di splendidi colori, vero e proprio arcobaleno di speranza.

La famiglia è protagonista concreta e mai astratta di tutte le generazioni: in essa la donna, cooperatrice di Dio, è l’unico essere umano chiamato a trasmettere la vita e a rendere vivo il rito più bello e più toccante dell’umanità, che è quel continuo Natale che da sempre celebriamo.

“Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato” (Luca 11-27), le parole esclamate dalla  donna che ascolta il verbo di Gesù esprimono con parole semplici un meraviglioso inno alla genitorialità, vera espressione del mistero della maternità di Maria e  di quello che sarà sempre il mistero della maternità di ogni altra donna.

Oggi celebrando il Natale celebriamo tutte le donne e tutte le madri,  alle quali spetta il privilegio di portare in grembo i figli nei nove mesi di gravidanza e di allattarli al seno dopo la nascita! Celebriamo anche il coraggio di tutte le madri adottive che vivono la loro maternità sociale di accoglienza e di generosa disponibilità.

Una società senza madri sarebbe una società disumana. Senza le madri anche la fede perderebbe buona parte del suo calore semplice e profondo.

Quel bambino, teneramente accolto dalla madre e rivolto a lei, si proietta nel mondo, diventando attore capace nel futuro di raccontare le meraviglie di quella maternità e della famiglia.

Una incognita permane nella società moderna: Ogni bambino che nasce va incontro al superamento della soglia della vita e fisicamente è una creatura che si libera dal nido dell’utero e si proietta ad affrontare i pericoli del mondo.

Se il destino ha agito alterando le sue conformazioni, in fase prenatale, si paleseranno eventuali malformazioni.

Finché è nell’utero, un bambino è uno sconosciuto  nelle fattezze e nel carattere, ma se ne conosce a fondo il destino una volta che ha superato la soglia della nascita.

L’utero materno è il luogo nel quale il feto vive una eterna esistenza,  nove mesi di eternità felice, nei quali è sottratto alle ingiurie del mondo e dove egli deve solo cogliere i frutti di un giardino perennemente in primavera.

Ma la vita è tale che ogni cosa si matura e ogni tempo arriva, per cui giunge anche il momento in cui è necessario abbandonare il rifugio e affrontare il mondo.  Allora, eccolo lì, in tutta la sua bellezza o in tutta la sua disgrazia.

Superare la soglia della nascita è difficile: come partire per il fronte. Che è la vita, che è la battaglia della quotidianità e la sfida al destino che ci viene incontro. Questa battaglia sarà dura e difficile  per i più  fragili e per i disabili.

I medici cattolici possono, meglio di tanti altri, essere responsabili di questa storia che è il Natale, ma questa responsabilità ha il significato di difendere e promuovere sempre la vita : questo è il più alto e coraggioso esempio della nostra libertà nelle linee del riconoscimento della nostra condizione umana.

Questo mio piccolo contributo intende richiamare ad un nuovo esercizio di libertà, ribadire che oggi la prima responsabilità che dobbiamo assumerci è tornare a riflettere sui perché ultimi  dell'esistenza e tornare a rispettare la vita, dal concepimento alla morte naturale. Dobbiamo farlo con urgenza, soprattutto in questa nostra contemporaneità che ha reso la vita  ancora più fragile, soprattutto perché sempre più di frequente siamo in molti a disperare, incapaci di saper ricercare e ritrovare nell'amore la ragione vera per cui continuare a vivere.

Di fronte al dilagare dell’individualismo egoistico occorre essere coraggiosi ed essere capaci di ristabilire relazioni di amore, fini intrecci di sensazioni e di emozioni che si intersecano ai confini della vita sul nascere, sul morire e sul soffrire.

Il mio augurio è che dal grembo materno, dove l’oscuro e affascinante mistero veste l’alba della vita, venga a noi la forza di affrontare le difficoltà della vita con fiducia e speranza.

Auguro a tutti di poter coltivare sempre e dovunque sentimenti di passione, di amore, di aggregazione, di accettazione e mai di rinuncia, affinché ci sia più anima nella nostra umanità.

Il Natale e la nascita ce lo ricordano e ci chiedono qualcosa di grande: dispieghiamo allora pienamente relazioni fraterne, amicali, solidali, di accoglienza, di difesa, di sostegno e di pace.

Buon Natale a tutti!

 

                                                                                                                          Filippo Boscia

                                       Presidente Nazionale AMCI 

 

RITIRO SPIRITUALE AMCI CENTRO : ASSISI 19-21 GENNAIO 2018

 

 

In occasione del Ritiro Spirituale del centro ad Assisi, essendo l'ultimo  incontro nazionale di spiritualità dell'AMCI guidato dal nostro Assistente Card. Edoardo Menichelli, invitiamo tutti a partecipare, anche dalle altre aree del nord e del sud e in modo particolare sollecitiamo la partecipazione di quanto non abbiano potuto partecipare agli incontri di Mortara e di Pompei.

Come già comunicato il ritiro dell’AMCI per il Centro si terrà dal 19 al 21 gennaio 2018 presso la Domus Pacis di Assisi, sotto la guida del nostro Assistente Ecclesiastico S. Em.za il Card. Edoardo Menichelli.

Il ritiro inizierà alle ore 16.00 di venerdì 19 gennaio e terminerà con il pranzo di domenica 21 gennaio.

NB: per ulteriori informazioni rivolgersi alla segerteria nazionale AMCI e si allegano alla presente anche il PROGRAMMA,  la scheda di prenotazione e la lettera di invito  ufficiale

Il Papa alla Pontificia Accademia per la vita: “La nostra società ha perso il senso della vita”.

Papa Francesco nell'udienza con i partecipanti all'assemblea generale della Pontificia Accademia per la vita del 5 ottobre scorso si è concentrato sulla "potenza delle biotecnologie, che già ora consente manipolazioni della vita fino a ieri impensabili" e che "pone questioni formidabili".

Quattro quelle che vengono particolarmente sottolineate nell'ampio discorso del Papa, e che rappresentano "il nuovo orizzonte nel quale si colloca la missione della rinnovata Pontificia Accademia per la vita".

Francesco ricevendo i partecipanti all'assemblea generale dell'Accademia per la vita ha messo in guardia dai rischi di egolatria: «Recuperare l'alleanza generativa tra uomo e donna» . All’incontro erano presenti tra i vari accademici anche il nostro Presidente prof.  Filippo Boscia ed il Consigliere Nazionale prof. Alfredo Anzani.

Si allega inoltre l'articolo pubblicato su Avvenire in data 12  ottobre con l'intervista allo stesso prof. Boscia.


Il  nostro Presidente Boscia, ha ritenuto doveroso far pubblicare sul nostro sito il testo integrale del Discorso di papa Francesco, in modo che tutti i nostri dirigenti, iscritti e simpatizzanti possano, sotto la guida illuminata del Santo Padre, apprendere e, ove possibile, mettere in pratica questi importantissimi insegnamti del Magistero Pontificio.

Siamo quindi ben lieti di pubblicare qui di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti all’incontro:

 

Eccellenza,
Illustri Signori e Signore,

sono lieto di incontrarvi in occasione della vostra annuale Assemblea Plenaria e ringrazio Monsignor Paglia per il suo saluto e la sua introduzione. Vi sono grato per il contributo che offrite e che, col passare del tempo, rivela sempre meglio il suo valore sia nell’approfondimento delle conoscenze scientifiche, antropologiche ed etiche, sia nel servizio alla vita, in particolare nella cura della vita umana e del creato, nostra casa comune.

 II tema di questa vostra sessione: “Accompagnare la vita. Nuove responsabilità nell’era tecnologica”, è impegnativo e al tempo stesso necessario. Esso affronta l’intreccio di opportunità e criticità che interpella l’umanesimo planetario, in riferimento ai recenti sviluppi tecnologici delle scienze della vita. La potenza delle biotecnologie, che già ora consente manipolazioni della vita fino a ieri impensabili, pone questioni formidabili.

 È urgente, perciò, intensificare lo studio e il confronto sugli effetti di tale evoluzione della società in senso tecnologico per articolare una sintesi antropologica che sia all’altezza di questa sfida epocale. L’area della vostra qualificata consulenza non può quindi essere limitata alla soluzione delle questioni poste da specifiche situazioni di conflitto etico, sociale o giuridico. L’ispirazione di condotte coerenti con la dignità della persona umana riguarda la teoria e la pratica della scienza e della tecnica nella loro impostazione complessiva in rapporto alla vita, al suo senso e al suo valore. E proprio in questa prospettiva desidero offrirvi oggi la mia riflessione.

 1. La creatura umana sembra oggi trovarsi in uno speciale passaggio della propria storia che incrocia, in un contesto inedito, le antiche e sempre nuove domande sul senso della vita umana, sulla sua origine e sul suo destino.

 Il tratto emblematico di questo passaggio può essere riconosciuto sinteticamente nel rapido diffondersi di una cultura ossessivamente centrata sulla sovranità dell’uomo — in quanto specie e in quanto individuo — rispetto alla realtà. C’è chi parla persino di egolatria, ossia di un vero e proprio culto dell’io, sul cui altare si sacrifica ogni cosa, compresi gli affetti più cari. Questa prospettiva non è innocua: essa plasma un soggetto che si guarda continuamente allo specchio, sino a diventare incapace di rivolgere gli occhi verso gli altri e il mondo. La diffusione di questo atteggiamento ha conseguenze gravissime per tutti gli affetti e i legami della vita (cfr Enc. Laudato si’, 48).

 Non si tratta, naturalmente, di negare o di ridurre la legittimità dell’aspirazione individuale alla qualità della vita e l’importanza delle risorse economiche e dei mezzi tecnici che possono favorirla. Tuttavia, non può essere passato sotto silenzio lo spregiudicato materialismo che caratterizza l’alleanza tra l’economia e la tecnica, e che tratta la vita come risorsa da sfruttare o da scartare in funzione del potere e del profitto.

 Purtroppo, uomini, donne e bambini di ogni parte del mondo sperimentano con amarezza e dolore le illusorie promesse di questo materialismo tecnocratico. Anche perché, in contraddizione con la propaganda di un benessere che si diffonderebbe automaticamente con l’ampliarsi del mercato, si allargano invece i territori della povertà e del conflitto, dello scarto e dell’abbandono, del risentimento e della disperazione. Un autentico progresso scientifico e tecnologico dovrebbe invece ispirare politiche più umane.

 La fede cristiana ci spinge a riprendere l’iniziativa, respingendo ogni concessione alla nostalgia e al lamento. La Chiesa, del resto, ha una vasta tradizione di menti generose e illuminate, che hanno aperto strade per la scienza e la coscienza nella loro epoca. Il mondo ha bisogno di credenti che, con serietà e letizia, siano creativi e propositivi, umili e coraggiosi, risolutamente determinati a ricomporre la frattura tra le generazioni. Questa frattura interrompe la trasmissione della vita. Della giovinezza si esaltano gli entusiasmanti potenziali: ma chi li guida al compimento dell’età adulta? La condizione adulta è una vita capace di responsabilità e amore, sia verso la generazione futura, sia verso quella passata. La vita dei padri e delle madri in età avanzata si aspetta di essere onorata per quello che ha generosamente dato, non di essere scartata per quello che non ha più.

 2. La fonte di ispirazione per questa ripresa di iniziativa, ancora una volta, è la Parola di Dio, che illumina l’origine della vita e il suo destino.

 Una teologia della Creazione e della Redenzione che sappia tradursi nelle parole e nei gesti dell’amore per ogni vita e per tutta la vita, appare oggi più che mai necessaria per accompagnare il cammino della Chiesa nel mondo che ora abitiamo. L’Enciclica Laudato si’ è come un manifesto di questa ripresa dello sguardo di Dio e dell’uomo sul mondo, a partire dal grande racconto di rivelazione che ci viene offerto nei primi capitoli del Libro della Genesi. Esso dice che ognuno di noi è una creatura voluta e amata da Dio per sé stessa, non solamente un assemblaggio di cellule ben organizzate e selezionate nel corso dell’evoluzione della vita. L’intera creazione è come inscritta nello speciale amore di Dio per la creatura umana, che si estende a tutte le generazioni delle madri, dei padri e dei loro figli.

 La benedizione divina dell’origine e la promessa di un destino eterno, che sono il fondamento della dignità di ogni vita, sono di tutti e per tutti. Gli uomini, le donne, i bambini della terra – di questo sono fatti i popoli – sono la vita del mondo che Dio ama e vuole portare in salvo, senza escludere nessuno.

 Il racconto biblico della Creazione va riletto sempre di nuovo, per apprezzare tutta l’ampiezza e la profondità del gesto dell’amore di Dio che affida all’alleanza dell’uomo e della donna il creato e la storia.

 Questa alleanza è certamente sigillata dall’unione d’amore, personale e feconda, che segna la strada della trasmissione della vita attraverso il matrimonio e la famiglia. Essa, però, va ben oltre questo sigillo. L’alleanza dell’uomo e della donna è chiamata a prendere nelle sue mani la regia dell’intera società. Questo è un invito alla responsabilità per il mondo, nella cultura e nella politica, nel lavoro e nell'economia; e anche nella Chiesa. Non si tratta semplicemente di pari opportunità o di riconoscimento reciproco. Si tratta soprattutto di intesa degli uomini e delle donne sul senso della vita e sul cammino dei popoli. L’uomo e la donna non sono chiamati soltanto a parlarsi d’amore, ma a parlarsi, con amore, di ciò che devono fare perché la convivenza umana si realizzi nella luce dell’amore di Dio per ogni creatura. Parlarsi e allearsi, perché nessuno dei due – né l’uomo da solo, né la donna da sola – è in grado di assumersi questa responsabilità. Insieme sono stati creati, nella loro differenza benedetta; insieme hanno peccato, per la loro presunzione di sostituirsi a Dio; insieme, con la grazia di Cristo, ritornano al cospetto di Dio, per onorare la cura del mondo e della storia che Egli ha loro affidato.

 3. Insomma, è una vera e propria rivoluzione culturale quella che sta all’orizzonte della storia di questo tempo. E la Chiesa, per prima, deve fare la sua parte.

 In tale prospettiva, si tratta anzitutto di riconoscere onestamente i ritardi e le mancanze. Le forme di subordinazione che hanno tristemente segnato la storia delle donne vanno definitivamente abbandonate. Un nuovo inizio dev’essere scritto nell’ethos dei popoli, e questo può farlo una rinnovata cultura dell’identità e della differenza. L’ipotesi recentemente avanzata di riaprire la strada per la dignità della persona neutralizzando radicalmente la differenza sessuale e, quindi, l’intesa dell’uomo e della donna, non è giusta. Invece di contrastare le interpretazioni negative della differenza sessuale, che mortificano la sua irriducibile valenza per la dignità umana, si vuole cancellare di fatto tale differenza, proponendo tecniche e pratiche che la rendano irrilevante per lo sviluppo della persona e per le relazioni umane. Ma l’utopia del “neutro” rimuove ad un tempo sia la dignità umana della costituzione sessualmente differente, sia laqualità personale della trasmissione generativa della vita. La manipolazione biologica e psichica della differenza sessuale, che la tecnologia biomedica lascia intravvedere come completamente disponibile alla scelta della libertà – mentre non lo è! –, rischia così di smantellare la fonte di energia che alimenta l’alleanza dell’uomo e della donna e la rende creativa e feconda.

 Il misterioso legame della creazione del mondo con la generazione del Figlio, che si rivela nel farsi uomo del Figlio nel grembo di Maria – Madre di Gesù, Madre di Dio – per amore nostro, non finirà mai di lasciarci stupefatti e commossi. Questa rivelazione illumina definitivamente il mistero dell’essere e il senso della vita. L'immagine della generazione irradia, a partire da qui, una sapienza profonda riguardo alla vita. In quanto è ricevuta come un dono, la vita si esalta nel dono: generarla ci rigenera, spenderla ci arricchisce.

 Occorre raccogliere la sfida posta dalla intimidazione esercitata nei confronti della generazione della vita umana, quasi fosse una mortificazione della donna e una minaccia per il benessere collettivo.

 L’alleanza generativa dell’uomo e della donna è un presidio per l’umanesimo planetario degli uomini e delle donne, non un handicap. La nostra storia non sarà rinnovata se rifiutiamo questa verità.

 4. La passione per l’accompagnamento e la cura della vita, lungo l’intero arco della sua storia individuale e sociale, chiede la riabilitazione di un ethos della compassione o della tenerezza per la generazione e rigenerazione dell’umano nella sua differenza.

 Si tratta, anzitutto, di ritrovare sensibilità per le diverse età della vita, in particolare per quelle dei bambini e degli anziani. Tutto ciò che in esse è delicato e fragile, vulnerabile e corruttibile, non è una faccenda che debba riguardare esclusivamente la medicina e il benessere. Ci sono in gioco parti dell’anima e della sensibilità umana che chiedono di essere ascoltate e riconosciute, custodite e apprezzate, dai singoli come dalla comunità. Una società nella quale tutto questo può essere soltanto comprato e venduto, burocraticamente regolato e tecnicamente predisposto, è una società che ha già perso il senso della vita. Non lo trasmetterà ai figli piccoli, non lo riconoscerà nei genitori anziani. Ecco perché, quasi senza rendercene conto, ormai edifichiamo città sempre più ostili ai bambini e comunità sempre più inospitali per gli anziani, con muri senza né porte né finestre: dovrebbero proteggere, in realtà soffocano.

 La testimonianza della fede nella misericordia di Dio, che affina e compie ogni giustizia, è condizione essenziale per la circolazione della vera compassione fra le diverse generazioni. Senza di essa, la cultura della città secolare non ha alcuna possibilità di resistere all’anestesia e all’avvilimento dell’umanesimo.

 E’ in questo nuovo orizzonte che vedo collocata la missione della rinnovata Pontificia Accademia per la Vita. Comprendo che è difficile, ma è anche entusiasmante. Sono certo che non mancano uomini e donne di buona volontà, come anche studiose e studiosi, di diverso orientamento quanto alla religione e con diverse visioni antropologiche ed etiche del mondo, che condividono la necessità di riportare una più autentica sapienza della vita all’attenzione dei popoli, in vista del bene comune. Un dialogo aperto e fecondo può e deve essere instaurato con i molti che hanno a cuore la ricerca di ragioni valide per la vita dell’uomo.

 Il Papa, e la Chiesa tutta, vi sono grati per l’impegno che vi accingete ad onorare. L’accompagnamento responsabile della vita umana, dal suo concepimento e per tutto il suo corso sino alla fine naturale è lavoro di discernimento e intelligenza d’amore per uomini e donne liberi e appassionati, e per pastori non mercenari. Dio benedica il vostro proposito di sostenerli con la scienza e la coscienza di cui siete capaci. Grazie, e non dimenticatevi di pregare per me.

 [01469-IT.01] [Testo originale: Italiano]

 

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Papa Francesco incontra i Medici Cattolici

Papa Francesco ha incontrato i medici cattolici italiani nel  70° anniversario di fondazione denunciando la "falsa compassione" di favorire l'aborto,di procurare l'eutanasia, di "produrre" un figlio o usare la vita umana come cavia di laboratorio.  

Ogni esistenza è sempre sacra e la fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che possono giungere all'obiezione di coscienza.

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